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PALERMO: ucciso mentre dorme, a coltellate dalla moglie e da due figli. I DETTAGLI

PALERMO 15 dicembre
(di Giovanni Franco) (ANSA) – PALERMO, 15 DIC

I FATTI
Una donna ha ucciso il marito accoltellando mentre dormiva. Il delitto è stato commesso la notte scorsa a Palermo. E’ stata la 45enne a chiamare la polizia e a confessare l’uxoricidio. L’omicidio sarebbe stato commesso per mettere fine ai continui litigi della coppia, che ha quattro figli. Sul posto è intervenuto personale della polizia della squadra mobile della Questura di Palermo.
L’assassinio è stato commesso nella casa della coppia, in via Falsomiele a Palermo. La donna, 45 anni, avrebbe colpito con diversi fendenti il marito, suo coetaneo, mentre dormiva. E’ stata lei stessa a chiamare il 118 (e non la polizia come si era appreso in un primo momento) chiedendo l’intervento di un’ambulanza spiegando di avere accoltellato il consorte nel sonno. Il personale medico arrivato sul posto non ha potuto fare altro, però, che constatarne l’avvenuto decesso. In casa al momento del delitto c’erano due figli della coppia. Altri due più piccoli non erano nell’abitazione perché hanno trascorso la notte da parenti. Il corpo dell’uomo è stato trasferito nella camera mortuaria all’ospedale Civico. La donna è stata fermata dalla polizia, intervenuta con personale delle Volanti e della Squadra mobile, e portata in Questura. Il delitto, ha spiegato la donna, sarebbe stato commesso per mettere fine a continui litigi della coppia. 
Pietro Ferrera è stato ucciso con 20 coltellate inferte dalla moglie Salvatrice Spataro e dai figli Mario di 20 anni e Vittorio di 21. Il corpo dell’uomo che gestiva un bar in piazza del Carmine, nel quartiere palermitano di Ballarò, insieme ai figli, è stato portato nella camera mortuaria dell’ospedale Civico in attesa dell’autopsia.
Per ucciderlo la moglie e i figli hanno utilizzato tre coltelli, uno da cucina e altri due utilizzati dai macellai. Gli uomini della squadra mobile stanno proseguendo le indagini per cercare di comprendere cosa abbiamo spinto i familiari a colpire l’uomo con tanta ferocia.

LA CONFESSIONE
“Venite subito… ho colpito con diverse coltellate mio marito mentre dormiva, accanto a me c’è mio figlio, è tutto insanguinato…”. Così la donna di 45 anni che ha ucciso il marito, Pietro Ferrara, suo coetaneo, a Palermo, nella telefonata fatta dopo il delitto al 118. Il figlio si sarebbe sporcato di sangue, secondo una prima ricostruzione, nel tentativo di rianimare il padre. Quando è arrivato il personale medico l’uomo era già morto. La donna ha poi spiegato il suo gesto alla polizia, motivandolo con la sua stanchezza per i continui litigi con la vittima.

Ad autoaccusarsi dell’omicidio del marito, Pietro Ferrara, 45 anni è la moglie, Salvatrice Spataro, coetanea dell’uomo. Personale della squadra mobile, su delega della Procura, sta ricostruendo le personalità della donna e della vittima. Sembra che la tensione nella loro casa di via Falsomiele fosse sempre molto alta. Per questo motivo i figli più piccoli erano stati allontanati e dormivano in casa di una nonna. La notte scorsa, secondo quanto affermato dalla 45enne, la donna ha pensato di farla finita e di uccidere il marito a coltellate mentre dormiva. La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima.

“Ci siamo subito resi conto dopo i sopralluoghi della scientifica e dei miei uomini che a partecipare all’omicidio erano state più persone. Tutte e tre hanno confessato. L’uomo è stato ucciso prima con alcune coltellate inferte dalla moglie e subito dopo dai figli”. Lo ha detto Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile di Palermo, in merito all’omicidio di Falsomiele, dove secondo le indagini della polizia la moglie Salvatrice Spataro e i due figli Mario e Vittorio hanno ucciso Pietro Ferrera.
“I coltelli utilizzati, che abbiamo sequestrati – ha riferito inoltre Ruperti – sono uno da cucina, molto grosso utilizzato dalla moglie, mentre i due ragazzi hanno utilizzato due coltelli da macelleria, in quanto in passato hanno lavorato in esercizio di questo tipo”

GLI ARRESTI
Scene di dolore davanti alla questura di Palermo mentre gli agenti di polizia portavano in carcere la mamma Salvatrice Spataro e i figli Mario, di 20 anni, e Vittorio di 21. Sono accusati anche loro come la madre dell’omicidio di Pietro Ferrera, di 45 anni. Una decina di parenti aspettavano di vedere i tre che venivano portati in carcere al Pagliarelli. “Ciao Vittorio”, ha urlato uno degli zii. Il giovane prima di entrare in auto li ha salutati.


L’ANALISI DEI FATTI

“Ciò che emerge è un’idea di vendetta tribale all’interno di un luogo, come il nucleo familiare, che nell’immaginario comune, dovrebbe alimentare sentimenti di amore e solidarietà. Ecco, invece, una madre che abbandonati i consueti ruoli di mediatrice amorevole, metabolizzatore di conflitti, si erge ad artefice e primo attore dell’uccisione di colui che viene bollato da lei a dai figli come padre/padrone”.

La psichiatra Santa Raspanti, dirigente medico all’Asp a Palermo commenta così con l’ANSA il delitto avvenuto nel quartiere di Falsomiele. A confessare, a caldo, l’omicidio del marito, Pietro Ferrera, 45 anni è stata per prima la moglie, Salvatrice Spataro, coetanea della vittima. Poi due dei quattro figli della coppia: Mario, di 20 anni, e Vittorio di 21. Tutti e tre sono stati portati in carcere. L’uccisione è stata commessa mentre gli altri due figli minorenni erano ospitati dalla nonna.

“I fatti per come vengono narrati racchiudono in sè l’epopea del gesto vendicatore condiviso e forse anche preparato – prosegue Raspanti – visto l’allontanamento dei figli minori, al fine di concludere nel sangue una vicenda di convivenza familiare che per avere un tale epilogo deve essersi nutrita ed alimentata nell’odio e nella rabbia”. Ad avviso della psichiatra “nessuna altra possibilità è stata pensata e decisa dai tre, forse per farsi coraggio, forse per diluire la colpa, forse per non avere ripensamenti: hanno, secondo le indagini, colpito, dilaniando il corpo e mettendo così la parola fine ad una vicenda che per loro non aveva più alcuna ragione di esistere”. “La cronaca ci ha abituato ad ascoltare donne vittime di violenze ed abusi che non hanno saputo opporsi, qui – continua la dirigente Asl – ne ritroviamo una che ergendosi ad Erinni vendicatrice ha armato la sua mano e quella dei figli dando il via ad una violenza bestiale, ascoltando le loro confessioni”. In ogni caso la vicenda registra “il fallimento di un progetto familiare e di vita e l’incapacità di tutti di prenderne atto e chiedere aiuto”. Secondo Raspanti, “ancora una volta la famiglia si rivela luogo di violenza impensabile e di aggressività brutale, in contrasto con la fantasia di luogo privilegiato di amore e sicurezza. Da madre mi chiedo come sia possibile sopportare la colpa di non essere stata in grado di prospettare alternative di vita differenti, ma da psichiatra so bene che agiamo attraverso quello di cui la nostra anima è stata nutrita”. Alla domanda, infine, se il clima natalizio possa essere un catalizzatore di insoddisfazioni e di tensioni, la psichiatra risponde: “le festività finiscono inevitabilmente per fornire un tragico contrasto col fallimento delle aspettative deluse, della favola edulcorata della famiglia del Mulino Bianco” e nelle situazioni più compromesse questo porta a “gesti violenti come unica possibilità per trovare una qualsiasi via d’uscita”. (ANSA).

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