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Operazione “NEMESI”: “Famiglia” mafiosa barcellonese organizzata “militarmente”. I dettagli dei quattro omicidi su cui si è fatta luce

Messina, 30 gennaio 2019

All’alba di oggi, i Carabinieri del R.O.S. hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della locale D.D.A. a carico di quattro persone, gravemente indiziate di concorso in omicidio, aggravato dal cd. metodo mafioso.

Le indagini si sono giovate del contributo di diversi collaboratori di giustizia e, attraverso mirate attività di riscontro condotte dai militari del R.O.S., hanno consentito di ricostruire compiutamente autori e movente di 4 omicidi commessi a Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo in un periodo compreso tra il 1997 ed il 2001.

L’organizzazione criminale Barcellonese, strutturata in “FAMIGLIA” mafiosa, pur non essendoci traccia accertata di mandamenti o di famiglie di Cosa Nostra nella provincia messinese, uccideva per tutelare la propria autorità ed il proprio territorio. Armata ed organizzata effettuave dei veri e propri briefing prima di ogni omicidi durante i quali si assegnavano compiti precisi da svolgere ad ogni componente del “gruppo di fuoco” incaricato dell’omicidio. Ogni azione delittuosa volta all’uccisione della persona da eliminare veniva poi “premiata” con circa 5 milioni delle vecchie lire per chi aveva il compito di premere il grilletto.

Gli omicidi compiuti nell’arco temporale tra il 1997 ed il 2001 avvenuti nel comprensorio tirrenico sono stati decisi e compiuti per punire soggetti anche interni alla stessa struttura criminale mafiosa barcellonese al fine di arrestare alla radice comportamenti ritenuti “non conformi” alle regole imposte dal sodalizio mafioso. Usura, spaccio di sostanze stupefacenti e furti ad aziende sottoposte ad estorsione, tutte attività non autorizzate dal vertice della “famiglia” e dunque da punire nel solo modo previsto dal “regolamento mafioso”: l’omicidio o la lupara bianca.

Due di questi omicidi erano già stati trattati in precedenti procedimenti, ma le odierne investigazioni hanno permesso di contestarli ad ulteriori indiziati. In particolare:

  • l’omicidio di CATALFAMO Giovanni, commesso a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 29 settembre 1998, che viene contestato a MICALE Salvatore, in concorso con altri soggetti già giudicati per lo stesso fatto. CATALFAMO venne ucciso a colpi d’arma da fuoco da killer, giunti a bordo di una moto rubata, mentre tentava di sottrarsi all’azione di fuoco rifugiandosi all’interno del complesso residenziale in cui abitava. Il movente dell’omicidio sarebbe da ricercarsi nell’intenzione da parte dell’organizzazione mafiosa di inviare un avvertimento inequivocabile a chi esercitava l’attività di usura, cosa di cui sarebbe stato sospettato il CATALFAMO. MICALE avrebbe avuto il compito di segnalare agli esecutori materiali il passaggio della vittima per dare il via all’azione delittuosa;

  • l’omicidio di TRAMONTANA Domenico, commesso il 4 giugno 2001 a Barcellona Pozzo di Gotto. Il delitto è già stato oggetto del procedimento cd. GOTHA 6 ma in quella sede il Giudice aveva rigettato la richiesta di misura cautelare nei confronti di RAO Giovanni, esponente di vertice del sodalizio mafioso barcellonese, al quale l’omicidio viene adesso contestato, in qualità di mandante, alla luce delle dichiarazioni dei nuovi collaboratori e delle indagini condotte dal R.O.S. dei Carabinieri. Tale omicidio assunse una particolare valenza negli assetti della mafia barcellonese di quel periodo, poiché TRAMONTANA, come riportato anche nell’ordinanza di custodia cautelare cd. GOTHA 6, faceva parte del direttivo dell’organizzazione mafiosa barcellonese, talché la sua soppressione non poteva che essere decretata dai vertici del sodalizio. Alla base di tale decisione, l’asserita, eccessiva intraprendenza del TRAMONTANA, che pretendeva di espandere eccessivamente i propri profitti,

Gli altri due gravi fatti di sangue oggetto dell’ordinanza erano rimasti, invece – fino ad oggi – senza colpevoli e nello specifico:

  • l’omicidio di BONOMO Santino, scomparso da Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 12 dicembre 1997 con il metodo della “lupara bianca”, contestato a CALDERONE Antonino, in concorso con altri. BONOMO sarebbe stato ucciso, per decisione dell’allora vertice della famiglia barcellonese, poiché commetteva furti senza la preventiva autorizzazione del clan, mettendo in crisi il tradizionale controllo del territorio da parte dell’organizzazione mafiosa. La vittima sarebbe stata attirata in un’area isolata alla periferia di Barcellona Pozzo di Gotto con il pretesto di compiere alcuni furti e qui soppressa a colpi d’arma da fuoco. Gli autori avrebbero, poi, occultato il cadavere, che non è stato mai ritrovato;
  • l’omicidio di OTERI Stefano, ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 27.06.1998, davanti all’abitazione della sorella, a Milazzo, da killer giunti a bordo di una moto. Il delitto viene contestato a PULIAFITO Sebastiano, ex agente della Polizia Penitenziaria, e, secondo la ricostruzione dei collaboratori, il movente sarebbe da attribuire al comportamento dell’OTERI che si sarebbe “atteggiato a boss” nella zona di Milazzo, entrando in contrasto con il PULIAFITO che avrebbe rappresentato, in quella zona, il gruppo criminale barcellonese.

L’operazione rappresenta l’ulteriore progressione della manovra di contrasto che ormai da un decennio la Procura peloritana e l’Arma dei Carabinieri stanno conducendo contro l’articolazione barcellonese, sicuramente l’espressione più rappresentativa e militarmente organizzata della mafia in provincia di Messina, tanto da vantare rapporti privilegiati con cosa nostra palermitana e catanese.

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