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Migranti: gestione centri, 16 arresti. Sequestrate otto tra coop e associazioni

Pasti insufficienti ed abiti non adatti a minori. Assunzioni di “favore” nei confronti di parenti di funzionari destinati al controllo delle coop.

PALERMO, 11 DIC – Sedici persone sono state arrestate (alcune finite in carcere, altre ai domiciliari) per associazione a delinquere, frode nelle pubbliche forniture e caporalato, reati commessi nella gestione di centri per richiedenti asilo. Sequestrate anche otto tra società cooperative e associazioni. Le ordinanze sono state emesse dai Gip di Gela e Catania – su richiesta delle due procure, nell’ambito di indagini collegate – ed eseguita dalla polizia della città nissena e dai carabinieri della sezione pg del capoluogo etneo.
   Al centro delle inchieste delle Procure di Catania e di Gela, la gestione di cooperative e associazioni che si occupavano di migranti minorenni non accompagnati, per un giro d’affari complessivo stimato in circa 20 milioni di euro. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, frode, estorsione e maltrattamenti.
Secondo l’accusa era stato creato un sistema che, grazie anche alla collaborazione di due dipendenti dell’Inps, Natale Di Franca a Catania, e Paolo Duca a Sondrio, si “fondava sull’assunzione in cooperative e associazioni dei parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, creando una commistione tra controllore e controllato”. In particolare sottolinea la Procura di Catania, “Di Franca avrebbe ottenuto ulteriori benefici per i propri congiunti, dipendenti di cooperativa” e “Duca avrebbe avuto assunto la moglie”; in cambio “favorivano le pratiche di gestione delle associazioni” e davano loro “informazioni sull’imminente esecuzione di controlli o ispezioni, e tralasciando di applicare le sanzioni previste per le infrazioni rilevate durante le verifiche”.
Il guadagno per le coop e le associazioni era anche economico, “eludendo metodicamente e fraudolentemente l’osservanza degli obblighi contrattuali stipulati con vari enti della pubblica amministrazione, condotte che si concretizzavano, nel somministrare ai minori cibo di scarto, non garantendo loro condizioni igienico sanitarie adeguate e non fornendo la dovuta assistenza tramite personale qualificato”.
In alcuni casi ai minori non accompagnati veniva fornito un “insufficiente abbigliamento sia estivo che invernale e posti letto infestati da pulci, tanto da indurre i giovani a dormire in terra per lunghi periodi”. Tutte condotte, rileva la Procura di Catania “aggravate dal fatto che erano compiute ai danni di soggetti in condizione di minorata difesa, sia per l’età sia per la loro condizione di stranieri”. 

Al centro delle inchieste delle Procure di Catania e di Gela, la gestione di cooperative e associazioni che si occupavano di migranti minorenni non accompagnati, per un giro d’affari complessivo stimato in circa 20 milioni di euro. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, frode, estorsione e maltrattamenti.

Secondo l’accusa era stato creato un sistema che, grazie anche alla collaborazione di due dipendenti dell’Inps, Natale Di Franca a Catania, e Paolo Duca a Sondrio, si “fondava sull’assunzione in cooperative e associazioni dei parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, creando una commistione tra controllore e controllato”. In particolare sottolinea la Procura di Catania, “Di Franca avrebbe ottenuto ulteriori benefici per i propri congiunti, dipendenti di cooperativa” e “Duca avrebbe avuto assunto la moglie”; in cambio “favorivano le pratiche di gestione delle associazioni” e davano loro “informazioni sull’imminente esecuzione di controlli o ispezioni, e tralasciando di applicare le sanzioni previste per le infrazioni rilevate durante le verifiche”.

Il guadagno per le coop e le associazioni era anche economico, “eludendo metodicamente e fraudolentemente l’osservanza degli obblighi contrattuali stipulati con vari enti della pubblica amministrazione, condotte che si concretizzavano, nel somministrare ai minori cibo di scarto, non garantendo loro condizioni igienico sanitarie adeguate e non fornendo la dovuta assistenza tramite personale qualificato”.

In alcuni casi ai minori non accompagnati veniva fornito un “insufficiente abbigliamento sia estivo che invernale e posti letto infestati da pulci, tanto da indurre i giovani a dormire in terra per lunghi periodi”. Tutte condotte, rileva la Procura di Catania “aggravate dal fatto che erano compiute ai danni di soggetti in condizione di minorata difesa, sia per l’età sia per la loro condizione di stranieri”. (ANSA).

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