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I dettagli – Arresto fratelli Stracuzzi: terrore, estorsioni e minacce accertate dalla DIA.

Messina, 21 dicembre

Inizia il 24 maggio del 2016 la vicenda che ha portato agli arresti dei fratelli Giuseppe e Rocco Stracuzzi eseguiti ieri dalla DIA su ordinanza del GIP, dottoressa Maria Vermiglio, la data in cui il Tribunale di Messina, Sezione Misure di Prevenzione, pone sotto sequestro i loro beni concernenti la proprietà ed i beni della “COF, Cofani Funebri Amabile dei fratelli Stracuzzi Giuseppe e Rocco s.n.c.”, del suo capitale sociale e dei diritti spettanti alla società stessa.

Un clima di estorsione, terrore e minacce, nonché di indebito utilizzo di beni sottoposti a sequestro e senza l’autorizzazione dell’amministratore giudiziario, che ha concretizzato una condotta talmente spregiudicata e recidiva da indurre il giudice delle indagini preliminari di richiedere l’applicazione della misura massima con la detenzione in carcere. “Questo Giudice reputa che sussista un grave quadro indiziario a carico dei fratelli Stracuzzi (…) Ricorre un concreto ed attuale pericolo non solo di recidiva ma pure di inquinamento probatorio” scrive la dottoressa Vermiglio nello specificare le esigenze cautelari da applicare.

IL SEQUESTRO E LA REVOCA DEI BENILa definizione dell’arco temporale della commissione dei reati contestati

L’ordinanza di sequestro partì a seguito dell’inserimento nella società dei due fratelli di Giuseppe Pellegrino, condannato a 30 anni in appello, per l’omicidio di Francesco La Boccetta, ucciso il 13 marzo del 2005. Con il Pellegrino nel 2012 entra a fa parte della società degli Stracuzzi anche il figlio del pregiudicato, Manuel Pellegrino. L’ingresso nella s.n.c. sarebbe stata intesa come parte integrante dell’ascesa criminale del Pellegrino e di una presunta presenza pesante e vincolante nella “CoF s.n.c” tale da necessitarne il sequestro, tal che secondo la Corte d’Appello “la società in parola – quella degli Stracuzzi – pur nota lecitamente, a partire da una certa epoca (quantomeno dal 2012-2013) ha subito una interferenza da parte del Pellegrino (pur in assenza di una modifica della compagine societaria della Co.F) e del numero di cellulare del figlio Manuel Giuseppe. Appare evidente come tali dati svelino l’esercizio di un potere di gestione di fatti che per le ragioni ampiamente descritte, è riconducibile al proposto”.

Ma la cointeressenza tra il Pellegrino ed i fratelli Stracuzzi rimase indimostrata e di conseguenza, il 30 ottobre del 2018, la Corte d’Appello confermava il provvedimento di revoca del sequestro della ditta e del complesso aziendale appartenente agli Stracuzzi. Il vincolo, però, a cui la ditta era sottoposta, rimase tale nel periodo intercorso tra l 27 maggio del 2016 ed, appunto, il 30 ottobre del 2018. Ed in questo periodo che gli Stracuzzi avrebbero commesso i fatti emersi dall’attività investigativa svolta e per i quali sono stati arrestati.

I FATTI:

IL DIPENDENTE MINACCIATO E VESSATO, SOTTOPOSTO A SUDDITANZA PSICOLOGICA

Ciò che emerge deriva dal’accertato in sede di indagine della continuata elusione da parte dei due arrestati della misura del provvedimento di sequestro. Nel periodo indicato, infatti, i due fratelli Stracuzzi avrebbero continuato ad usare il patrimonio della ditta come se fosse nella loro completa disponibilità, non informando l’amministratore giudiziario indicato nell’avvocato Visco e servendosi di uno dei dipendenti, G.G., che fu sottoposto ad un vero e proprio regime di intimidazione, vessazione, e minaccia, costretto a più riprese a compiere atti contro la sua volontà come intestarsi fittiziamente carte prepagate, schede telefoniche e scooter, che non erano nella sua disponibilità, ma utilizzati dagli stessi Stracuzzi o da pregiudicati. Una situazione che avrebbe indotto il G.G., dipendente dei due fratelli Stracuzzi a chiarire la propria posizione riferendo i fatti circostanziati nell’ordinanza e che hanno contribuito ad inidrizzare l’attività investigativa che ha portato all’arresto dei due fratelli.

In particolare il G.G. riferisce alla DIA che gli era stato intestato un motociclo Yamaha T – Max di colore nero, di fatto, invece, acquistato da un pregiudicato, tale Sturniolo Salvatore, arrestato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e più volte sorpreso a non rispettare la detenzione domiciliare e poi sottoposto alla misura della detenzione in carcere. Lo Sturniolo nel periodo indicato dal G.G., fra l’altro non era neanche possessore di patente di guida. Al G.G. gli erano state intestate anche diverse schede telefoniche ricaricabili, benché in uso al Rocco Stracuzzi, ed al riguardo il G.G., riferiva: “Ricordo che Stracuzzi Rocco mi faceva attivare anche delle schede telefoniche attraverso l’utilizzo di fotocopie di carte d’identità di soggetti defunti, di cui al momento non ricordo i nominativi, ma ricordo soltanto che il periodo di attivazione delle sim telefoniche risale agli anni 2012/2013”.

Queste operazioni illecite venivano compiute dal G.G. su indicazione dello Stracuzzi Rocco in clima di grande soggezione e terrore tanto che lo stesso G.G. descrive il modus operandi dello Stracuzzi nei suoi confronti, al quale il G.G. soccombeva: “Voglio fermamente precisare che tutti gli episodi sin qui narrati sono stati preceduto da accesi confronti verbali talvolta sfociati in veri e propri scontri fisici, dove sempre soccombevo. L’atteggiamento vessatorio subito era sempre seguito dalle motivazioni proferitemi dallo Stracuzzi Rocco, il quale mi ribadiva sempre, con tono minaccioso che se non avessi gradito la situazione me ne sarei potuto andare in qualsiasi momento in quanto avrebbe potuto sostituirmi con uno dei tanti aspiranti al posto da me ricoperto”.

Ma le minacce non si sarebbero limitate alla sola perdita del posto di lavoro, infatti il G.G. nelle sue sommarie informazioni rese in data 2 ottobre di quest’anno riferiva anche di nutrire un serio timore per l’incolumità propria e dei familiani in quanto in più occasioni, Rocco Stracuzzi aveva manifestato nei suoi confronti un’indole violenta, minacciosa e vessatoria e più volte gli aveva ricordato l’amicizia che aveva con soggetti a lui noti per il profilo criminale particolarmente spiccato quali Giovanni Tortorella, Giovanni e Francesco Princiotta e Antonio Spartà, fratello di Giacomo.

Insomma secondo G.G. “bastava uno sguardo minaccioso” a ridurlo in una condizione di sudditanza psicologica tale da dover accettare tutte le richieste pressanti avanzategli dal predetto, per timore di subire ritorsioni.

LE MINACCE ALL’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO E LA CONTABILITA’ PARALLELA

Il dipendente degli Stracuzzi, G.G. , era inoltre testimone dell’uso in costanza di sequestro dei beni dell’azienda da parte dei due fratelli che continuavano di fatto a gestire l’attività funeraria senza nulla comunicare all’amministratore giudiziario ed anche con la compiacenza della ditta Aloisio Giuseppe di Santo Stefano Soprano che consentiva l di poter svolgere in autonomia in servizi utilizzando i materiali di proprietà della ditta in sequestro. Gli Stracuzzi continuavano così ad acquisire nuovi clienti nei locali della ditta in sequestro, come testimoniato dalle telecamere di sorveglianza che erano nella disponibilità dell’amministratore giudiziario, nonchè ad incassare direttamente compensi per servizi funerari alterandone gli importi delle fatture al fine di trarre in inganno l’amministratore giudiziario. Tutti fatti accertati in sede di indagine per i quali i due Stracuzzi avevano intimato al silenzio il dipendente G. G. minacciandolo ripetutamente, fino ad un episodio in cui le minacce sono state estese anche allo stesso amministratore giudiziario a seguito dell’uso indebito di un mezzo aziendale posto sotto sequestro.

In quell’occasione Giuseppe Stracuzzi intervenne prima telefonicamente nei confronti dell’amministratore giudiziario pregandolo “di non segnalare al Tribunale l’utilizzo dell’automezzo aziendale da parte del fratello Rocco, per poi intervenire anche personalmente, visto che all’ovvio rifiuto dell’amministratore Giuseppe Stracuzzi incontrandolo personalmente avrebbe affermato che se l’amministratore avesse segnalato il fatto , il fratello avrebbe passato dei guai giudiziari, dichiarando in modo velato e con fare intimidatorio che pure lui come il fratello hanno una famiglia con dei figli che devono pur vivere in qualche maniera, così come lo stesso amministratore giudiziario ha un figlio a casa, dando una pacca sulle spalle all’amministratore ed allontanandosi con la propria moto senza neanche salutare l’interlocutore”.

A riprova di quanto dichiarato dal dipendente G.G. vi è inoltre il rinvenimento nella sede della ditta della contabilità parallela e della fittizia documentazione fiscale redatto per loro conto proprio dal G.G. .

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